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RICKY di François Ozon

L’amore per il diverso
di Gian Lorenzo Masedu
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Il francese François Ozon si è distinto nell’ultimo decennio come uno tra gli autori cinematografici più dotati ed eclettici. Infatti, è capace di spaziare dal melodramma al noir, per giungere sino alla favola, sempre con classe e senza alcuna banalità. Dimostrando una sensibilità e un’intelligenza inusuale anche in quelle che sono state le sue opere meno riuscite (pensiamo ad esempio a Les amants criminels).

Anche la sua ultima fatica, Ricky – Una storia d’amore e libertà, rientra pienamente in questo novero. Un film delicato che si può leggere come un vero e proprio apologo dell’amore.

Katie (Alexandra Lamy) è una giovane operaia che vive da sola con una figlia avuta da un rapporto esauritosi proprio a causa della nascita della bimba. Sul lavoro si imbatte in Paco (il sempre affascinante e misterioso Sergi Lopez), uno spagnolo di cui si innamora immediatamente, venendo ricambiata appassionatamente. Tra i due nasce qualcosa di serio e Paco viene a vivere con Katie e la piccola Lisa. La nascita del piccolo Ricky sembra davvero essere il più che legittimo sviluppo per la famigliola che cerca di barcamenarsi tra tutte le difficoltà che la società moderna comporta.

Accade però qualcosa che viene a rompere l’armonia familiare di Katie, Lisa, Paco e Ricky. Quest’ultimo, infatti, dopo essere stato affidato alle cure del padre, presenta delle ecchimosi sulla schiena, come se il genitore avesse provveduto a picchiarlo o gli avesse fatto prendere dei colpi, noncurante. Per Katie è inevitabile prendere la decisione di allontanare l’uomo da casa, seduta stante.

Quando le ecchimosi compariranno nuovamente sul corpo del bimbo e da queste spunteranno due ali di uccello, Katie si renderà conto di aver ingiustamente accusato il compagno. Allora, però, il problema principale diventa un altro: come proteggere il piccolo dal mondo ostile che li circonda e fare in modo che non si faccia del male nella vita di tutti i giorni, quando quelle ali cominciano a farlo volare per la casa.

Ricky è al tempo stesso una favola e una delicatissima storia d’amore. Cosa e quanto l’amore di una madre sia disposta a fare pur di impedire che il proprio piccolo abbia a sopportare un qualsiasi disagio, pur di rendergli la vita il più semplice possibile. Però, il mondo esterno, quello degli altri esseri umani, soprattutto quando ha a che fare con un diverso, con qualcuno che non risponde a dei canoni, non si sa bene fissati da chi. E Ricky è effettivamente un diverso. Una sorta di angelo, nato dall’amore.

Ma non meno diversi di lui sono anche i suoi genitori. Katie, una ragazza madre, un’operaia che a mala pena riesce a tirare avanti con il misero stipendio che si ritrova. E Paco, uno straniero, un po’ ombroso. E si sa che, comunque, degli stranieri bisogna sempre diffidare, al giorno d’oggi. Una coppia di diversi, di emarginati, non poteva che dare la luce a un piccolo a sua volta differente.

Ma se si può leggere il film di Ozon come una metafora della società moderna, col suo rifiuto del diverso e con la sua chiusura sempre più in se stessa, allo stesso modo lo si può interpretare come il sogno di una bambina, Lisa, che, come tutti i bambini, vede la nascita del futuro fratellino come una possibile minaccia al suo benessere. In tal senso, si potrebbero leggere proprio le immagini finali del film.

Quale che sia il senso reale di Ricky, nelle intenzioni del suo autore, è evidente come si tratti di un’opera quanto più distante dal cinema che ci viene offerto dai registi di casa nostra. Da noi, un cinema poetico, metaforico, che in qualche modo affronti il reale nella sua immediatezza e sappia, allo stesso tempo, trascenderne, sembra quasi impossibile. Per questo è tanto più importante l’opera di Ozon pur nella sua imperfezione.

Non si tratta certo di un film perfetto. Nemmeno di uno di quelli che si fa fatica a dimenticare. Eppure un paio di sequenze, di puro cinema, entrano e toccano l’anima. Perché è poi questo che il cinema dovrebbe fare massimamente. Toccare i nostri animi e farci sentire qualcosa. Cosa che riesce solitamente più ai film indipendenti, come quelli di Ozon, che alle opere industriali che vanno invece per la maggiore.

Cinema e amore. Che, poi, nelle migliori circostante, vengono a coincidere. Necessariamente.

 
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Anno2 Pubblicazione registrata al Tribunale della Stampa di Roma N° 303/2002 del 07/06/2002 - email
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