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E siamo finalmente giunti al vertice della piramide, all'occhio del ciclone, alla Genesi dalla quale tutto è principiato, al centro radiante, all'utero generante dell'Universo dell'Hard e della sua Storia.
Stiamo parlando di Riccardo Schicchi, ideologo e profeta, pioniere e capostipite, archetipo e prototipo, Mosè e Noè, filosofo e politico, sociologo e psicologo; il Gigante, la figura eclettica e creativa che ha inventato l'hard in Italia, che ha combattuto mille battaglie per la libertà sessuale fino in Parlamento, attraverso la sua "cavalla di battaglia" Cicciolina.
Schicchi ha vissuto da protagonista l'epoca pionieristica della pornografia (termine che odia), l'età della celluloide, quella del video ed ora quella telematica. Tre epoche contraddistinte dalle tre dive create dalla sua fantasia; Cicciolina, Moana Pozzi ed, oggi, Eva Henger. Domani sarà probabilmente una diva virtuale a rappresentare e celebrare il Genio di un italiano che porta alto l'onore della patria nel mondo. La frase può sembrare ironica, ma chissà che in futuro non venga tributato un onore visibile e non solo clandestino ad artisti che hanno sempre combattuto per un'evoluzione più libera e gioiosa della Società.
Come Riccardo, come Moana, come Cicciolina, come Eva.
Quando ha iniziato a occuparsi del mondo del porno?
Il mondo del porno non esisteva quando ho iniziato a occuparmene. Prima dell'hard esisteva una pornografia clandestina che rappresentava una realtà abbastanza grezza, magari affascinante perché i protagonisti non erano selezionati, non erano belli, non erano artisti. Il cinema porno era il Super8 utilizzato per spiarsi, per vendere il proprio corpo, perché magari era il business di alcune coppie... anche più erotico perché clandestino, come lo era stato nella storia della fotografia. La pornografia era successiva al nudo. In seguito passò in mano a produttori del Nord Europa che nello stesso tempo si vendevano e vendevano queste pellicole. In Italia dove addirittura era vietato, Playboy non era possibile neanche importarlo. Parliamo degli anni '60.
Quella era una rivista che magari i nostri soldati della Nato potevano comprare a Bruxelles, a Istanbul e portavano in Italia come un qualcosa di irraggiungibile. Sylva Koscina che era una artista italiana appariva nuda sulle pagine di Playboy ma noi non la potevamo vedere. Nel '66, dopo la convivenza politico-erotica di periodici come Abc, o altri tentativi di piccoli giornali come Mascotte, che tra le barzellette infilavano dei corpi nudi, o del Borghese, si è cominciati a produrre editoria con l'intenzione di essere esplicitamente erotica. Non dimenticare che i seni delle donne non apparivano, erano coperti dai reggiseni o venivano cancellati i capezzoli. Negli anni '60 la confusione era talmente grande che tra i giovani c'era il dubbio se la vulva si trovasse di sotto, di sopra, di lato, di fianco, non si sapeva bene dove fosse l'ingresso. C'era un'ignoranza totale, un'ipocrisia, una vergogna, una bugia continua, un rifiutare il nudo e rifiutare il sesso pubblicamente e poi farlo privatamente senza informazione e prevenzione. In quegli anni infatti abbiamo avuto una forte crescita demografica. Che adesso è diminuita. Facevano l'amore al buio.
Quale eco avevano in quegli anni in Italia i grandi successi hard del regista Gerard Damiano?
Avevano un grande eco ma non c'erano neanche le sale a luci rosse, quindi se ne parlava, si sapeva che c'era Gola profonda, ma non esisteva un luogo dove proiettarlo. Tanto è vero che la mia storia è iniziata a dodici anni, nel 1966; io, che ero amante dell'arte e del nudo, comprai una rivista in edicola che si chiamava Men, e assistetti al suo sequestro in edicola: cercai di salvare la mia copia ma pure quella mi fu strappata dalle mani. Un trauma che però innescò in me una ribellione. Subito dopo presi la metropolitana e andai alla redazione del giornale, bussai alla porta e dissi "Fate qualcosa, hanno sequestrato la vostra rivista!"
Quali sono stati i momenti più difficili rispetto alla censura ed ai suoi apparenti metodi persecutori nei tuoi confronti?
Sempre! Me ne accorsi quel giorno davanti alla porta chiusa della redazione; aprì un vecchio signore che mi disse di essere il portiere, ed era invece il direttore: gli spiegai il problema e lui mi chiese di accompagnarlo a casa, salii sull'autobus con lui e parlando capii che esisteva qualcosa che oggi a distanza di tanti anni ancora c'è nel mondo una grande battaglia, non solo in Italia, per stabilire il nostro diritto al piacere. Che il piacere fa soffrire chi non lo prova perché è qualcosa che abbiamo tutti quanti a disposizione; può liberare le nostre menti, può portarci il sorriso, la salute, la vita. Ma tutto questo, probabilmente per un'inclinazione naturale dell'uomo alla persecuzione, è un grande nemico: e quindi in tutto il mondo, da sempre, c'è questa lotta contro il piacere. Oggi molti in Italia sono ancora convinti che basta entrare in un teatro per vedere la gente scopare: sono convinti che tutto sia facile, aperto, invece avvengono episodi gravissimi come l'Afghanistan, la sedia a rotelle di Larry Flynt, corsi e ricorsi. Io sono amico del figlio del Re dell'Afghanistan, sono stato in Afghanistan per diversi anni: flussi e riflussi, ondate di perbenismo e di moralità eccessive, che sono frutto delle sofferenze sessuali, dei problemi, delle angosce personali di impotenti che magari poi coinvolgono popoli interi.
Anche l'Italia ha avuto il suo periodo talebano, anche se molti l'hanno dimenticato. Io mi illuminai con questo direttore straordinario, e da quel giorno cominciai a partecipare attivamente alla costruzione di questo giornale, e lì i direttori finivano in galera con facilità.
Lei è riuscito a salvarsi dalla galera?
No, in tutti questi anni mi sono fatto i miei mesi di galera, sono sotto processo tuttora: parlavamo di flussi e riflussi, diciamo che dipende dal momento, dal potente o dall'impotente che si trova nella possibilità di effettuare qualsiasi azione contro il piacere degli altri. Non a favore della morale, ma contro il piacere degli altri.
Oltre alla recente presentazione delle liste politiche di Forza Roma e Forza Lazio, c'è stato anche l'importantissimo exploit di Cicciolina in Parlamento…
Che poi è anticipato dalla presa del simbolo del Sole che ride che noi abbiamo portato a Roma per primi.
C'è nel suo interesse per la politica una qualche allusione sul fatto che la vera pornografia possa essere la politica?
La parola pornografia è un insulto, probabilmente voluto, o perlomeno lo è diventato. Sono parole che diventano luoghi comuni. Io parlo sempre di "rappresentazione sessuale", per evitare la ghettizzazione delle idee; dovremmo andare per ordine, perché qui stiamo parlando di trenta, quaranta anni di storia.
Parliamo di cinema? Diciamo che in quel periodo si parlava più di carta stampata, di censura, di vergogna, di arresti: però siamo andati avanti e con Damiano siamo arrivati a "Gola profonda", nel 1973. Intanto Playboy era arrivato in Italia, Playmen aveva messo radici, i giornali clandestini avevano pubblicato i primi sessi trascinandosi appresso tutti gli altri. Ci furono sequestri e arresti, anche se lo spettacolo non faceva vedere assolutamente nulla; con Rita Renoir sono cascati i reggiseni, poi con Ilona Staller siamo entrati negli spazi non ghettizzati, nei grandi locali; siamo nel '75-'76, quando nei locali è apparso il primo nudo integrale, nei locali pubblici, non riservati. Che poi riservati non erano, erano soggetti anche loro a grandi censure. Gola profonda è arrivato clandestinamente come clandestinamente arrivava Playboy. Non c'erano neanche i videoregistratori, stiamo parlando di cinema, e nel cinema non c'erano neanche le luci rosse, la verità è questa. Tanto è vero che con Cicciolina produssi un film Cicciolina amore mio che non era un film per le sale a luci rosse, e proprio mentre finivamo quel film, nascevano le sale a luci rosse. Sale che cominciarono a marciare, arrivarono film che erano accuratamente censurati e mandati nelle sale a luci rosse. Poi piano piano il cinema, dopo aver distribuito quei film censurati, incominciò a truffare la censura: si preparavano dei veri e propri filmati o film "corretti", girati addirittura con una cinepresa fissa sopra un prato dove correvano delle ragazze nude, si otteneva il visto-censura, e poi nelle sale a luci rosse entravano film hard veri e propri. E cominciarono a dilagare le prime pellicole prodotte, una quantità enorme di materiale che veniva dall'estero, che non era mai stato utilizzato in Italia.
Quali erano le fonti principali, il Nord Europa, l'America....
Anche la Francia: poi incominciarono le star nostrane, quindi Marina Frajese, essendo il marito un giornalista importante, ed essendo una gran porcona cominciò a furoreggiare. Marina fu la prima perché spinta in effetti dall'essere un personaggio, dall'essere conosciuta, e di poter godere di una sua disponibilità personale enorme; quindi si passò alle scene più cruente, usando qualsiasi estremo, come gli animali, nella fantasia del cinema hard. La nostra esperienza in video fu da pionieri, con Cicciolina uscimmo con tre video, La conchiglia dei desideri, Pornopoker e Il giorno dopo, combattendo un duello con Rambo con quei pochi videoregistratori che c'erano. Fu proprio la produzione cinematografica a capire che stava succedendo qualcosa. Successivamente proprio noi avremmo ammazzato le luci rosse in quanto pionieri del video: all'epoca però il cinema ci assorbì di nuovo con il primo film di Cicciolina che fu Telefono rosso, che segnò nei primi anni '80 l'ascesa di una personalizzazione fortissima degli artisti e dei film. Poi si sommarono l'esperienza di Moana e di tantissime altre protagoniste che fecero del cinema hard e delle sale a luci rosse un enorme successo. In quel periodo i cinema a luci rosse sostituivano i cinema normali, alla fine degli anni '80 ci fu il picco e poi la sostituzione del videohome.
Quello che si fa adesso può essere ancora definito cinema hard o invece l'utilizzo del digitale snatura la sua natura "cinematografica"?
L'utilizzo del digitale sostituisce forse anche il cinema normale, in quanto ha avvicinato l'"amatoriale" al cinema. Il cinema hard in fondo è "all-sex", dunque di cinema ce n'è poco: anche se io ho sempre fatto molte "cover" (versioni hard di film celebri normali, n.d.r.). Con Moana Pozzi feci La bella di giorno, ho inventato anche "storie". Altri registi e produttori si sono cimentati in questi anni con il genere cinema, ma spesso con risultati relativi.
L'all-sex nell'hard è per me essenziale. Il cinema forse dovrebbe riassorbire la sessualità nella rappresentazione e lasciare invece all'hard in se la sintesi di quello che è un rapporto sessuale e la bellezza di una protagonista.
Quale "colpo di genio" hai apprezzato in te stesso nel creare i tuoi tre grossi personaggi, Cicciolina, Moana Pozzi ed Eva Henger?
Io ho avuto sempre ed ho sempre un enorme vivaio di personaggi, amo molto il mio pubblico, sono grande complice; anzi credo di essere parte del pubblico e so perfettamente che ogni donna, ma anche ogni uomo - non dimenticare che hanno cominciato con me Rocco Siffredi, Robert Malone, ho lavorato anche con John Holmes, che sono tutti protagonisti del divismo maschile - che ha lavorato con me ha avuto una chance: questo mio grande amore per i personaggi e per il pubblico mi ha portato a dare la possibilità a questo terreno di far crescere alberi, piante, fiori che spesso però appassiscono. E fanno come le tartarughine che corrono verso il mare ma ne arrivano in poche e le altre vengono divorate dai "salvatori". La cosa più facile del mondo è prendere un'artista dell'hard e spiegargli che questa è una cosa immorale e che quindi si possono salvare da questa perdizione. Le porti via con una facilità enorme. E' molto più facile distruggere un personaggio hard "coraggioso", che distruggere una che magari si fa scopare da un produttore televisivo e di conseguenza sta in televisione in prima mostra; e che magari guadagna molti più milioni e, in fin dei conti, può andare ancora in chiesa dalle orsoline senza sentirsi giudicare dagli altri. E' di una facilità enorme distruggere le eroine del nostro tempo, anche un terrorista viene fatto a pezzi.
C'è molta più "immoralità" - tra mille virgolette - nel cinema tradizionale rispetto al cinema hard?
Questo paragone lo vorrei evitare, questa è una cosa che faceva il mio caro amico Guilton (?) che inventò Private, questa sua mania di mettere le foto del Vietnam, e poi paragonarle con l'hard: bene, cos'è osceno, un cazzo dentro il culo o un vietnamita bruciato vivo dal napalm degli Stati Uniti? Questo è un ragionamento troppo logico, non mi piace perché lo sappiamo già: purtroppo molta gente lo ignora e quindi bisogna farglielo capire. Facciamola finita di dire che non è giusto che chi ruba una mela vada in galera e chi ruba i miliardi possa passarsela liscia. Non c'è bisogno di dirlo, è naturale che debbano andare in galera tutti e due. Io dico appunto che la pornografia è una rappresentazione, la guerra è una merda, più che una rappresentazione è una soluzione, la soluzione finale per le persone senza fantasia che non amano il piacere. E' come fare un paragone di cosa offende la morale: mi sembra inevitabile dire che il comportamento di tanti di noi offende la morale. La sessualità non può offendere nessuna morale. non bisogna mai obbligare nessuno, sempre secondo l'entusiasmo di ciascuno, non bisogna mai violentare nessuno, bisogna lasciare agli altri che il loro piacere li porti verso la rappresentazione,che cioè il loro senso del voyeur e dell'esibizionismo li porti a mostrare quello che altri non mostrano. E che un pubblico consenziente cerca e veda quello che siamo capaci di fare nella nostra sessualità e non quello che siamo capaci di fare nella guerra. E che invece siamo obbligati a vedere nei telegiornali. La nostra mostruosità è infinita, la sessualità è una cosa straordinaria.
Al di là della filosofia, torniamo alla storia del cinema, delle emozioni, del fatto di coinvolgere. Ultimamente mi dedico ai ragazzi che vogliono fare gli attori, i provini, un'esperienza straordinaria perché a volte vengono fuori dei veri protagonisti.
Quanto c'è di recitato e quanto di naturalistico in questi suoi "provini"?
Il comportamento è vero, le difficoltà sono enormi; capisco quanto è difficile governare un atto sessuale. Sempre per la nostra disinformazione pensiamo che non ci sia censura e che sia facile fare i pornoattori; invece quando gli aspiranti si cimentano nei provini è un dramma. L'ultimo attore con cui ho lavorato a Praga si è ucciso con un colpo di pistola dopo non aver funzionato con una ragazza splendida, Vanessa Desirèe. Scoprire la propria impotenza, la propria difficoltà davanti all'entusiasmo e alla voglia di essere uomini, può essere anche un elemento negativo. Non è facile. Noi regaliamo, anzi vendiamo ricchezza e felicità: poi però le donne appassiscono e dopo esperienze di protagonismo, dopo essere state dei fiori a un certo punto perdono i loro petali e per loro è un dramma. Io ho già quarant'anni di esperienza e devo dirti la verità, ho visto spegnersi molte bellissime donne, ho visto i loro corpi disfarsi, o addirittura Moana morire. Devo dire che la gioia di Moana è quella di essere morta bella, come Marilyn Monroe, ed è certamente triste invece pensare di invecchiare, e di veder disfarsi quel corpo che ti ha consentito di regalare agli altri delle emozioni. Di essere padrone di un meccanismo, di un mestiere, di un'arte che vive esclusivamente di quella bellezza.
Cosa riconosci e invece quanto vede di falso nel filone cinematografico cosiddetto dell' "hard d'autore" come "Guardami" di Ferrario?
Quel film è un orrore, è una speculazione per cercare di vendere al grande cinema una storia completamente estranea a tutti: hanno fatto la classica porcata che è stata poi ufficializzata e trattata ottimamente dalla stampa. Era una miscellanea di esperienze personali di gente che non aveva niente a che vedere con Moana.
Nella mia strategia di architetto creativo l'idea forte è quello di far raccontare a questi personaggi quello che sono: io do modo a persone che mi avvicinano di essere se stesse, di avere il coraggio di esserlo, e di esserlo anche di più di quello che sono, a condizione che buttino giù dei muri e che riescano a non farsi condizionare dagli altri. E che siano dispoti a raccontare se stessi e a mettermi a disposizione la loro anima per raccontarla agli altri. E questo Ilona è riuscito a farlo. Tanto è vero che adesso che non lo ha fatto più, ogni tanto, quando ci incontriamo recupera e ritrova quel coraggio e quello spirito che a volte è cancellato. Lo spirito di Ilona era straordinario, era un "panda", sembrava venuta fuori dall'inverso di quella partecipazione che fece con Lattuada nel film Cuore di cane: dove Cochi Ponzoni era il cane e lei era una delle donne: invece nella vita Ilona era come Cochi, il cane che scopriva il dentifricio; una donna che si è potuta permettere di capovolgere ogni significato proprio perché si immergeva nelle cose anche senza capirle, come un animale. E'entrata in Parlamento per il suo coraggio di sfasciare un contenitore senza capire perché, con la sua animalità composta di una semplicità, di una giocosità e di un'ignoranza totale. Ed era straordinario questo meccanismo di farsi strumentalizzare dagli altri.
Moana Pozzi era completamente diversa ma anche lei si è permessa di essere se stessa. Questa sua serenità, questo suo modo attento di non strafare, di non parlare troppo ma di essere nel contempo esagerata. Di coltivare e seguire il suo corpo come il fatto più importante della sua vita, della sua attenzione, della sua diligenza e del suo coraggio. Libertà sessuale totale.
Poi ci sono altri personaggi come Ramba che sopravvive come personaggio nei fumetti, ma che anche lei a un certo punto, come Moana ha trovato la morte, come Ilona ha trovato la coscienza, è arrivata a una sintesi che però è anche la fine. Anche se il mito di Moana continuerà sarà per quello che è stata, non per quello che è diventata. Cicciolina non per la coscienza che ha ritrovato ma per quella che non aveva. E così Ramba è stata un grosso personaggio per quel che è stata. Ad un certo punto arriva il dubbio, il dubbio vuol dire retromarcia, avere il piede a valle e non a monte, e cominciano i disastri.
Ci divertiva il percorso atipico di Eva Henger, dall'hard ad esperienze televisive comiche...
Eva è un personaggio frizzante che sta venendo fuori. Io sono molto attento con le ragazze, capto ma non so se poi riuscirò a governarle, governare le energie degli altri è veramente difficile; il successo di Eva è che ha ereditato una filosofia, un'energia che esisteva all'interno di una struttura: ha seguito dei percorsi paralleli, li ha copiati all'inizio, poi invece è venuto fuori un personaggio. Ma il personaggio è venuto fuori anche perché è grande il desiderio del pubblico di avere un punto di riferimento. Il tradimento della pornostar Selen fu questo: era una ragazza che ha iniziato con me e che comunque si era messa in evidenza per la sua "normalità" che poi, portata nell'hard, era diventata un punto di riferimento interessante; poi non ha capito che vergognandosi di quello che ha fatto, ha dato modo di essere strumentalizzata in senso negativo, di portare praticamente il cadavere in primo piano. Questa è la morte di un personaggio, utilizzato per quello che si vergogna di mostrare. La borghesizzazione per loro è la fine perché alla fine questi personaggi non saranno mai delle vere show girl: sono di media statura e di media preparazione. Vedo invece che in Eva c'è proprio l'essenza della show girl e dell'attrice, che ha avuto il coraggio di entrare nel mondo dell'hard, di fare spettacoli, un personaggio straordinario e completo. Tra le mie ragazze ce n'é qualcuna che è a un passo dall'essere dirompente e di rimanere nella storia, Mercedes Ambrus lo è sicuramente. E' già famosa ma è sempre a un passo tra l'essere ed il non essere. Adesso stiamo lavorando su un personaggio che si chiama Mercy Manga che lei interpreta che è un personaggio legato alla play station, ai personaggi giapponesi: una nuova mia creatività dove lei si sente più libera, più provocatrice, più "no limits". E' un nuovo personaggio che mi piace di più della parola pornostar: io odio la parola pornostar, l'ho creata io, l'ho formata proprio in Francia, a Parigi durante la realizzazione di Supersex, quindi è un termine che poi è stato adoperato. Invece sexy-star no limits...no limits, come qualcosa di più intenso, senza limiti, perché siamo sempre a un passo dall'essere senza limiti, ma anche a un passo dal non esserlo. Lo lanceremo questo anno, già c'è un sito che si chiama Mercy Manga.com, dove cominciamo questa avventura.
La futura diva di Schicchi potrebbe essere un personaggio totalmente virtuale, una "Tomb Rider" dell'hard?
Questo sto cercando di fare. Collegatevi su Mercy Manga.com per capire se ci riesco con lei. Forse non ci riuscirà perché anche a lei cadrà un muro davanti e le impedirà di avere il coraggio di affrontare la vita per quello che si è e non per quello che vorrebbero gli altri. Io mi invento ogni giorno come se fosse il primo giorno, tutto questo poi lo trasformo in materiale che diventa pornografico; Internet che è un'esperienza che sto vivendo ogni giorno più intensamente, adesso anche con Eva.com, Divafutura.com, Mercymanga.com, attraverso i provini alle debuttanti, attraverso le storie comunque sempre all-sex; e poi anche l'esperienza più importante che è quella concreta dello spettacolo "live", che costruisco in tanti locali in Italia. E' tutto quanto complementare ma certamente il contatto diretto che ti consente di avere riscontro con la realtà. Invito però tutti quanti a una limitazione, al non essere esageratamente e intensamente presi da quello che può diventare, dato che siamo tossicomani di natura, cioè una cosa che inonda il nostro cervello e non ci permette più di vedere altro. Cerchiamo di vivere la vita a spazi, dando alla sessualità uno spazio maggiore, e di viverla tutti quanti e non solo alcuni. Sembra che sul palcoscenico e sullo schermo si possa fare tutto ma nella vita privata le cose sono molto diverse. Vivere dunque la sessualità liberamente tutti insieme, ma non dedicare al sesso più del 50% della nostra vita.
Nella commedia di Vanzina "E adesso sesso" (che annovera una partecipazione della Henger n.d.r.), uscito la scorsa stagione, si parodiava un calo della libido dell'italiano medio. Quanto corrisponde a verità?
Non c'è ironia in Vanzina: negli italiani a volte c'è eccessiva paura e quindi si scansano da qualcosa che non è un problema. E' una sensibilità che può rischiare, se non adoperata nella giusta quantità, di invadere tutto il nostro spazio oppure di avere dei picchi troppo forti in tempi troppo brevi. Questo è peggio. Anche un eccesso di sessualità in pochi minuti, violenta addirittura, quando invece ci si può dividere la vita in quelle cose essenziali, che sono il sesso, il piacere del cibo, il piacere di sognare e il piacere di lavorare.
In questa tua filosofia positivamente libertina, in cosa sei moralista?
Sono rigoroso con le regole e con i tempi, quando lavoro bisogna lavorare, quando una persona ha preso degli impegni con il suo pubblico, con se stessa, deve rispettare quei tempi. Per il resto in questo mondo c'è una morale originata dal fatto che sappiamo di vivere in un brodo universale, dove sotto i nostri piedi sta una lava che ribolle e sopra c'è il vuoto più assoluto. Stiamo in mezzo e cerchiamo di capire chi siamo, cosa vogliamo fare e dove andremo a finire. Davanti a questa grande confusione non ci inventiamo niente, stiamo attenti perché nella confusione c'è il rischio di non vivere nulla. Siamo qui per vivere, cerchiamo di non far male agli altri ma di vivere come le nuvole, come l'aria, l'acqua, come è doveroso fare per quello che la natura ci consente. Assolutamente limitazioni zero ma nel rispetto degli altri.
Ci ha colpito una delle tue ultime "operazioni provocatorie": la giornalista Maria Celeste de Martino in un calendario non solo di nudo ma addirittura in pose hard e molto provocatorie, quasi allegoriche: che tipo di effetto avrebbe potuto dare...
Avrebbe potuto dare? Dico avrebbe perché poi di fronte a tanta confusione si crea anche una indifferenza davanti a una operazione estrema come spogliare una giornalista e metterla a fare notizia con il proprio corpo: e quindi con le bombe nella fica, con le pannocchie nel culo, con i bambolotti che le escono dalla fica e finiscono nei bottiglioni, diciamo che più di così non si può. Però, a parte gli spazi televisivi, a parte Santoro che ci ha ospitati, a parte che credo che sia stata licenziata dalla Rai, a parte Capital, Panorama, in effetti, devo dire la verità, no è successo molto. Ci terremo la nostra performance, faremo delle mostre, se ne parlerà forse negli anni successivi: comunque ho avuto tantissimi complimenti, il materiale è straordinario.
Il sesso può essere ancora un tabù?
Io penso che il sesso possa avere ancora un effetto dirompente, perché ci sono delle energie che noi non conosciamo che si scatenano nel momento in cui veniamo attratti da qualcosa; l'importante è capire da che cosa siamo attratti, ognuno di noi stabilisce con se stesso uno scopo, un punto di interesse, un'immagine, un modello da inseguire e allora sicuramente il sesso è fantastico. C'è anche da dire che modelli, positivi o negativi che siano, sono le favole, quelle che ci hanno insegnato da piccoli, che andrebbero superate, quindi il Principe Azzurro, le Fatine che rappresentano storie d'amore infinite, modelli che rincorriamo tutta la vita e che magari ci portano a franare e ci costringono a restare soli. Siamo sempre alla ricerca di modelli, io ne propongo tanti, spero siano utili alle generazioni che verranno.
Ha mai pensato a un film autobiografico? Oltre il folklore alla Larry Flynt?
Io il mio film lo vivo tutti i giorni, quindi ci dovrebbero pensare gli altri. Sto tracciando una storia, sono protagonista della mia vita e di quella degli altri, con tutte le gioie e le delusioni che posso portarmi addosso: sono finito in galera anch'io, come Flynt, ho avuto delle storie incredibili, penso che i film si fanno quando si è conclusa una carriera, quando una persona ha detto quasi tutto. Speriamo che i miei archivi pieni di storie possano essere riempiti ancora di più. Mi piacerebbe scrivere degli episodi. Penso che avendo superato il rapporto con la penna, molto presto mi metterò a raccontare queste storie su Internet, per dare la possibilità a chi ha voglia, a chi ha tempo, di passare le sue notti vivendo insieme a me i miei ricordi.
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