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SETTE NOTE IN NERO DI LUCIO FULCI di Giovanni Modi

Viaggio nel cinema della precognizione e del Tempo
di Stefano Amarelo
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C’era una volta, in Italia, i film di genere. Western, horror, pepla e poliziotteschi all’epoca, fino alla metà degli anni Settanta cioè, riempivano le sale nostrane e straniere. Forse non sempre ottenevano un riscontro positivo da parte della critica, però, a conti fatti, l’industria cinematografica si fondava principalmente su di loro, permettendo così di realizzare anche i capolavori dei grandi autori riconosciuti. E, col passare del tempo, si è cominciato a rendersi conto del fatto che spesso alcuni tra questi registi di film di genere non erano solo degli onesti mestieranti ma erano anche dei veri e propri autori. Con una loro poetica e sensibilità.

È inevitabile pensare immediatamente a gente del calibro di Mario Bava, Riccardo Freda e Lucio Fulci. Registi che sono stati sicuramente capaci di lasciare un segno, un’impronta non solo nelle loro opere ma anche nel cinema di genere, italiano e non. Al punto che ancora oggi vengono citati e usati come punti di riferimento dai registi di mezzo mondo, Quentin Tarantino, che non manca di nominarli ad ogni piè sospinto, su tutti.

Segno dell’importanza di questi autori è la quantità di opere critiche di valore che vengono loro dedicate negli ultimi tempi e che mirano a rivederne la filmografia sotto lenti diverse da quelle abituali. Cercando di studiarne cioè le cifre stilistiche e i tratti caratterizzanti che contribuiscono senz’altro ad elevarli dalla media dei registi di genere e facendoli risaltare rispetto ai cosiddetti “artigiani”.

A Lucio Fulci e, in particolare, alla sua ultima incursione nel genere giallo negli anni Settanta, è dedicata la nuova pubblicazione uscita per i tipi della Morpheo Edizioni di Piacenza, Sette note in nero di Lucio Fulci. Viaggio nel cinema della precognizione e del Tempo del critico cinematografico Giovanni Modica (€15,00).

Si tratta di un volume dedicato interamente a Sette note in nero, film di Fulci del 1976, poco visto all’epoca a causa di un’errata distribuzione (e dell’essere giunto nelle sale quando oramai il gusto del pubblico si spostava verso qualcosa di diverso) e ampiamente rivalutato oggi, al punto da esser stato in qualche modo citato, rifatto, e quant’altro, innumerevoli volte. Addirittura a Bollywood!

Sette note in nero è un giallo davvero diverso da quelli che andavano per la maggiore all’epoca della sua uscita, in anticipo sui tempi. Racconta la storia di Virginia una giovane donna da poco sposata: da piccola aveva previsto l’incidente che le avrebbe portato via la madre, gettatasi da una rupe con l’automobile; da grande, prevede l’omicidio di una donna in una villa di proprietà del marito. Recatasi sul luogo trova effettivamente il cadavere di una donna murata dietro una parete, ma lei non vede il passato, prevede il futuro e, quindi, ciò che ha “visto” deve ancora accadere e ogni frammento di immagine rimasto nella sua memoria deve essere interpretato in modo diverso da quello ipotizzato.

Giovanni Modica studia e seziona il film analizzandolo sin nella sua più minima inquadratura, svelandocene i meccanismi e rivelandocene il valore e la modernità. Non vi è elemento che non passi sotto la lente critica dell’autore che dedica ampio spazio anche al lascito del film, ovvero a tutte le opere che si sono susseguite e che sono in qualche modo debitrici della pellicola di Fulci. Debiti e crediti di Sette note in nero sono presenti in egual misura, così uno può scoprire tutte le pellicole nelle quali compaiono elementi che, in maniera più o meno dichiarata, sembrano rimandare al film in esame. E tutte quelle (e le opere letterarie, soprattutto Edgar Allan Poe ma anche Wells e, addirittura, Vieri Razzini) dalle quali invece, in qualche modo, viene ripreso qualche spunto.

Insomma, il libro di Modica è uno studio davvero appassionato e appassionante del film di Fulci. Non c’è bisogno di conoscere Sette note in nero per apprezzarlo. Poco a poco, grazie alla sapiente costruzione dell’autore, si finisce per conoscere il film e per ricostruirlo nella propria testa. E, alla fine, si rimane con la voglia di vederlo per farsi prendere da quelle immagini che tanto ci hanno conquistato sulla carta grazie al lavoro di Modica.

Un libro da leggere (e un film da vedere) anche per capire quanto il cinema di genere italiano, spesso troppo vituperato, fosse capace di celare un lavoro ed una densità degna dei capolavori dei maestri.

 
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Anno2 Pubblicazione registrata al Tribunale della Stampa di Roma N° 303/2002 del 07/06/2002 - email
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