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JESSICA RIZZO E MARCO TOTO

il neorealismo del porno
di Claudio Caruselli e Raffaele Rivieccio
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La cinematografia pornografica, l’erotismo esplicito, sono antichi quanto la nascita del cinema ufficiale, quello che può liberamente esprimersi alla luce del sole o, meglio, al buio di una sala. Sin dai primi anni del ‘900, quando si realizzavano cortometraggi hard da proiettare nelle sale d’attesa delle case chiuse, il porno è stata una vera e propria industria parallela a quella ufficiale; un sistema produttivo ed, a volte, anche artistico, con i propri divi, i registi, una storia filmografica, gli ideologi, i produttori pigmalioni.

Insomma, un fenomeno che ha sotterraneamente cambiato il costume della società; secondo i benpensanti corrompendolo, più spesso liberalizzandone la morale, sdrammatizzando i tanti tabù imposti da secoli di ottuso dogmatismo religioso. Film come Gola profonda, come Odissea sessuale, negli anni ‘70, hanno realmente modernizzato la psicologia del pubblico, aprendolo ad una visione meno ipocrita nel rapporto col sesso.

In Italia, dopo la fase preistorica della pornografia ufficiale, epoca gestita da registi pionieri come Joe D’Amato o talent scout come Riccardo Schicchi, si è entrati nell’era del porno contemporaneo, da circa dieci anni, grazie all’opera innovativa di due produttori, attori, registi ed autori come la diva Jessica Rizzo ed il marito Marco Toto.
Jessica e Marco hanno realmente rivoluzionato le regole del cinema porno in Italia, introducendo una nuova formula di film hard che utilizza attori “presi dalla strada”, non professionisti, uomini e donne della porta accanto che possiamo finalmente vedere anche nelle proprie attività erotiche. Non come lo fanno le libidinose pornostar o i superdotati pornodivi, ma come lo fa l’italiana magari con un po’ di cellulite e l’italiano che qualche volta fa cilecca e che in fondo (meno male!) ce l’ha lungo come me!
Ma le novità portate dalla Rizzo e da Toto non sono solo di carattere “sociale” ma anche estetico. Difatti nei loro film è eliminato il ridicolo ed improbabile doppiaggio, fatto di gemiti ed urletti meccanici, a favore di una presa diretta molto più realistica; anche il montaggio è limitato al minimo indispensabile per permettere una continuità ed una naturalezza nell’azione sessuale. E’ proprio tutta questa serie di scelte ideologiche che hanno portato al grande successo i film prodotti ed interpretati da Jessica, spesso in collaborazione con Marco. Il meccanismo di identificazione del pubblico, non più intimorito da peni enormi e da tette gigantesche, appare dunque la chiave essenziale per l’affermazione di questi due protagonisti del porno che oggi rappresentano la più importante realtà del settore, con 14 testate editoriali e ben 40 film prodotti ogni anno. Oltre ad una rete di locali erotici che presto diverrà presente in ogni regione d’Italia. Non stanchi però di tutto questo, Jessica e Marco recentemente stanno cercando di far affermare ancora un’altra tendenza nel porno: ovvero quella del genere ironico-parodico. Per ora sono stati presi di mira il successo del Titanic e di Leonardo Di Caprio con il Tettanic di Leonardo Di Pecora, e quello televisivo de Il grande fratello con La grande sorella. Speriamo che anche questo inedito filone di questi due vulcanici pornografi-artisti abbia lo stesso successo del Neorealismo Porno che hanno inventato anni fa; anche perché la risata sicuramente aiuterebbe a sdrammatizzare quell’alone di morbosità negativa che spesso accompagna la visione di un film hard.

Certamente Jessica Rizzo - all’interno di questo cinema - rappresenta l’immagine di un sesso sano, gioioso, allegro, disinibito e ruspante. L’immagine di una pornografia che con la sua vitalità avvicina le persone anziché allontanarle.
Abbiamo realizzato questa intervista ad Atlantide, il locale romano di Jessica e Marco. Una grande, lussureggiante e lussuriosa struttura; discoteca, club privèe ed il piano-bar, un grande giardino coperto dove Claudio ed io abbiamo chiacchierato con i due simpaticissimi protagonisti di questo primo reportage de Il Cinemante nel mondo del porno.
In questo nuovo genere parodistico, siete i primi e gli unici, o siete imitati e seguiti anche da altre produzioni?


M. Siamo seguiti, come lo siamo stati nel 1994, quando ci siamo avventurati a portare nel cinema hard la gente normale, le persone di tutti i giorni, con o senza mascherina. Coloro cioè che volevano fare un’esperienza hard, che potevano avere la pancetta, che non erano superdotati, che avevano anche delle tette cadenti; ma che rappresentavano il “sesso-verità”. Portando questi nuovi personaggi e facendo “sesso-verità”, dopo un po’ci hanno seguito tutte le altre produzioni.

J. Ma è chiaro, quando si vede che le cose funzionano, gli altri prendono a loro volta la stessa strada; ma chi arriva prima arriva sempre due volte...
M. Siamo stati molto innovativi nel genere porno-amatoriale, questo possiamo dirlo, sin dal nostro primo film, Giochi di coppia di Gerard Damiano. Abbiamo vinto anche un Oscar del porno...
J. L’"Oscar" l’abbiamo vinto per Momenti duri nel 1992 a Los Angeles...

La vostra prima uscita al cinema fece molto scalpore. voi venite da una piccola città, Fabriano, e questo film fu proiettato nell’unica sala della città. Quali furono le reazioni del pubblico, ci furono contestazioni, potete rievocare questo evento?

J. Mi ricordo che in quel periodo tutte le persone di Fabriano e dintorni si erano affollate davanti al cinema perché lo si proiettava in 35 mm. La sala era sempre piena, normalmente un film hard lo tenevano due giorni e poi cambiavano titolo. In quell’occasione lo tennero per quasi un mese ed continuavano ad avere sempre la sala piena.
M. La sala cinematografica hard stava scomparendo: saprete sicuramente che con l’avvento della videocassetta l’hard fruito in sala se n’è proprio andato, è un vecchio ricordo. Per la prima volta accadde che non era la "pornostar" protagonista in questi film, ma una signora regolarmente sposata. Era praticamente come se tutti spiassero l’accaduto. Questo stimolò l’interesse morboso degli italiani che avevano bisogno di una situazione del genere perché il loro entusiasmo si potesse riattivare. La “coppia” destò interesse allora e continua a destare interesse anche oggi. Pochi giorni fa siamo stati ospitati da Rai Tre per parlare di questo argomento. In quell’occasione si è raggiunto un picco di ascolto molto alto: perché è vero che la gente è interessata alla pornostar che ha fatto un successo incredibile, al "personaggio"; ma la signora che conduce una vita normale, sposata, raggiungibile, qualcuno che esiste veramente insomma, attrae e stuzzica maggiormente la fantasia.
J. A proposito dell’uscita del nostro primo film, vi racconto un particolare divertente. Mi ricordo che in contemporanea alla prima del nostro film, quando la gente ci ha riconosciuti e c’era già una affluenza incredibile, si proiettava contemporaneamente in una sala vicina Balla con i lupi, campione d’incassi dell’epoca: bene, soltanto a Fabriano Balla con i lupi fu un flop tremendo: venivano tutti a vedere noi, altro che Kostner!

Questo del porno amatoriale é stato un evento che oltre che nel cinema, rientra nella sociologia: sembrerebbe che siate andati a mettere il coltello nella piaga dell’ipocrisia della provincia...

M. Ogni epoca ha un suo percorso nel costume. Se ci fossimo inventati oggi la “coppia-verità”, forse non avrebbe funzionato come dieci anni fa. Oggi si parla molto di più dello scambio di coppie, si è più disinibiti, ci sono molti locali ufficiali. Prima erano situazioni quasi clandestine. Abbiamo fatto la cosa giusta al momento giusto.
J. Siamo stati i primi ad occuparci di queste nuove abitudini sessuali: non perché non ci fossero già gli scambisti, ma noi siamo stati i primi a togliersi la mascherina e ad andare nelle varie trasmissioni televisive a parlare dello scambio.

E la scelta della presa diretta? Perché selezionare attori non professionisti?

J. Cerchiamo di limitare il montaggio dei film perché preferiamo mantenere il tempo reale dell’azione; a volte ci piace mostrare anche le defaillances; anche questo è bello. Altrimenti in un film troppo montato e patinato è tutto finto, costruito; e invece la gente vuole immedesimarsi e per immedesimarsi deve vedere che anche l’attore può “incepparsi”, come tutte le persone normali.
I critici affermano che magari anche un film erotico molto spinto è un film d’autore. Il porno invece cercano sempre di snobbarlo.

A proposito di televisione, sembrerebbe proprio che sia stato Il grande fratello a copiare l’idea e l’elemento di morbosità de La grande sorella e non viceversa...

J. Noi sostenevamo già dieci anni fa la tesi che la gente desiderasse vedere il proprio vicino di casa in atteggiamenti particolari, in certe performance. Poi con gli anni, i mezzi di informazione e comunicazione sono arrivati alla nostra stessa conclusione e quindi adesso vanno molto i programmi di tv-verità. Non voglio dire assolutamente che ci hanno copiati ma che si sono accorti con il tempo che la gente è più interessata alla veridicità del prodotto.

Nel cinema cosiddetto “normale” si nota già da qualche anno una tendenza ad utilizzare scene di sesso esplicito: è stato definito “hard d’autore”. Un esempio, Romance di Catherine Breillat, che vanta nel cast addirittura un vostro collega, Rocco Siffredi. Che ne pensate?

M. Non sono d’accordo neanche con il nudo che va in televisione, figuriamoci! Per noi deve continuare ad esistere una linea di divisione tra quello che si può dopo i 18 anni, nell’età del consentito e che si può cercare negli appositi spazi; e quello che invece capita a volte di assistere, soprattutto a persone che invece non gradiscono o non possono visionare per motivi di età. Alcuni spot pubblicitari messi in onda in orari normali, che anche gli adolescenti possono visionare, per me sono troppo forti, troppo "hard".
J. Inoltre cala il desiderio di immaginare, perché quando ti offrono tutto in modo così diretto, facile, non si ha più neanche curiosità. Bisognerebbe far sognare di più le persone, oggi invece diamo tutto in pasto subito. Ne parlavamo in quel programma su Rai Tre di cui dicevamo prima. Il tema era il calo del desiderio sessuale: secondo me una delle cause di questo calo è proprio il troppo sesso normalizzato; non ti fanno più sognare, ormai è diventato una routine, una cosa talmente quotidiana che la gente poi si abitua.
M. E allora con che cosa ci eccitiamo? E’ un’incognita sul futuro dei giovani, se non mi eccita più la donna, se non mi eccita più l’uomo, che si fa?

Ma non è anche colpa della pornografia, tutto troppo esplicito, tutto troppo presto?

J. Sì, certo, ma la pornografia è vietata ai minori di 18 anni; dunque devi andare in videoteca a noleggiarla o a comprarla, oppure in edicola, insomma ti devi spostare. Quando invece accendi la televisione e vedi spot con nudità o film troppo violenti o nei quali ormai il sesso è in ogni sequenza…
M. Servizi che chiamano di attualità...
J. Quelli sono secondo me servizi troppo gratuiti, anche un bambino li può vedere.
M. Vogliamo paragonare la morbosità di un film hard di dieci, venti anni fa, e quella di oggi? A chi interessa più, giusto se qualcuno ha un idolo del genere: allora sì, per me sei un mito, fai film hard, mi vado a vedere il tuo film hard. E’ cambiato tutto, una volta si andava a vedere un film hard e le sale cinematografiche erano piene: oggi sono sparite, ma anche le videocassette hanno portato ormai ad una saturazione pazzesca.
J. Anche nelle pubblicità normali inseriscono scene ammiccanti: la nudità, il sesso, i simboli fallici. Non perché voglia fare la puritana o mi scandalizzi, però secondo me questo provoca un calo del desiderio, soprattutto nell’uomo perché si arriva quasi alla nausea. Chiunque si abitua alla quotidianità.

Voi siete l’esempio di un sesso sano, gioioso...

M. Molto ruspante se vuoi, per famiglie....
J. Casalingo...
M. Su un totale di 40, 50 film l’anno di nostra produzione o distribuzione, la Jessica Rizzo home video, dobbiamo mettere comunque quei 10-15 film estremamente professionali; questo perché c’è una fascia di mercato che li richiede: è comunque una percentuale assolutamente più bassa rispetto a quelli della serie “casalinga”. Abbiamo realizzato grandi produzioni come La monaca di Monza, che è un film costosissimo; per non parlare degli altri girati in America. Alla gente non gliene frega niente della Cadillac, della Rolls Royce, vuol vedere la veridicità dell’attrice e dell’attore. E se l’attrice recita, ha chiuso. E’ molto più eccitante vedere “ahi, fai piano caro, mi fai male” piuttosto di una che geme “aaaaah,aaaaah” ma sembra che si stia prendendo un caffè!

Quanto tendono in effetti a recitare gli attori non professionisti, sapendo di stare comunque davanti a una telecamera?

J. Non tutti sono abituati ad essere se stessi, davanti a una telecamera; ecco perché noi preferiamo gli attori non professionisti, sono più spontanei, dicono quello che pensano al momento, è bello anche l’imbarazzo.

Qual’è il limite che divide un sesso sano, da forme violente e “moralmente” non accettabili?

M. Oddio, esiste un genere di hard core più violento: ma non ci siamo mai interessati a realizzare prodotti che vadano oltre i confini del sesso gioioso, come noi lo chiamiamo. Nei quali il sesso è felicità e la donna è consenziente, non ci sono atti di violenza; c’è una fascia di mercato, ma credo molto ristretta.
J. Anche noi abbiamo fatto del sadomaso, ma molto leggero, usavamo l’abbigliamento, curavamo altre cose: magari un protagonista veniva ammanettato, sicuramente non cose di sangue: è un genere che non mi attira.

Come nasce un film porno? Il casting, il soggetto...Ci parlate dell'atmosfera che si respira sul set? Come mai si ripete sempre una stessa sequenza di sesso: in ordine prima quello orale, poi il rapporto ordinario, alla fine quello anale?

J. Perchè nella realtà è questo che avviene, non tutti gli uomini appena si spogliano hanno subito l’erezione.
M. C’è qualcuno che ancora produce film nei quali vedi che i protagonisti non si baciano neanche e già trombano; è stupendo invece vedere lui che allunga la mano, che tocca la gamba, la sua reazione, gli occhi di lei, il suo sguardo...
J. La gamba che da sotto il tavolo tocca quella di lei...
M. E’ più eccitante una eccitazione graduale.
J. A noi piace molto “il particolare”, ci piacciono molto i vari preliminari, per poter poi arrivare all’atto sessuale; invece in tanti film gli attori dicono “buongiorno, buonasera” poi c’è lo stacco della telecamera e vedi tutti nudi che fanno sesso. E come ci si arriva a quello? A me questo non piace.

Voi lavorate spesso con persone che non fanno pornografia di mestiere: come scegliete il casting, come avviene la selezione dei protagonisti di un vostro film?

J. A loro piace! Ci sono persone che si propongono e fanno la fila proprio per provare questa esperienza: per cui sono persone vere, qualcuno anche la prima volta che gira con noi riesce subito ad avere l’erezione.
M. Ma ci sono anche dei problemi, c’è chi ha l’erezione troppo presto…
J. Chi “viene” troppo presto...
M. E si chiedono “ma come è possibile, io che non fallisco mai?” E’ proprio l’impatto con la telecamera che a volte rammollisce gli stalloni più potenti, che a casa invece...
J. A volte si perde un po’ più di tempo rispetto all’attore professionista, però poi il risultato del prodotto è molto più bello.
M. E’ stupendo! Vi racconto un aneddoto: un ragazzo che ha girato alcuni film con noi, alcune produzioni, bel ragazzo, funzionante, non durava più di 30 secondi. Ma c’era il rovescio della medaglia, iniziava il rapporto, 30 secondi, “venuta”, uno stacco di telecamera e riprendeva da capo; ed era spettacolare, con i tempi giusti, lui ti ritornava per la seconda volta...
J. Sì, senza staccare continuava e poi faceva un’altra “venuta”...
M. Ed avevamo alcune, chiamiamole attrici, che godevano in questo, perché vedevano un doppio godimento in colui che, invece non lo viveva come godimento: questa caratteristica per quel ragazzo era proprio un problema, un difetto.
J. Gli attori che poi vanno bene, vogliono rifare quest’esperienza; quindi fanno altri film. Nei provini ci sono comunque molti uomini - diciamo l’80% - che “falliscono”.
M. Beh l’80 % forse è troppo, diciamo il 70%, il 60%.
J. Alcuni falliscono per la paura della telecamera, o di esibirsi davanti ad altre persone: magari nella vita privata riescono bene, ma di fronte a tutti no. Allora a quelli facciamo un provino e basta. Un’esperienza “una tantum”.
M. Anche se noi cerchiamo di metterli a loro agio!

Da questi film traspare anche un’ironia, una sdrammatizzazione...come d’altra parte ci sembra traspaia anche dalla copertina di Tettanic....

M. Una tranquillità. In Tettanic ci siamo divertiti molto.
J. Era anche un genere ironico...
M. Tettanic è stato un film fatto non per il pubblico ma per il nostro piacere; abbiamo girato in condizioni penose perché ridevamo, sdraiati per terra, con la telecamera che ballava e quindi continuamente: “stop, perché si sta muovendo tutto”. E’ stato divertentissimo... Divertirci ci ha portato sempre fortuna, perché dal momento che ci divertiamo facciamo divertire anche il nostro pubblico. Il giorno che smetteremo di divertirci, sicuramente non si divertiranno più neanche loro.
J. Comunque in un primo tempo le idee venivano più a Marco, adesso invece molte le sto costruendo io.
M. Jessica ha maturato un’ironia non indifferente in questi anni.

Pensiamo che tutti dovrebbero vedere i backstage di questi film, per sdrammatizzare, per vedere anche una componente leggera, per osservare che voi innanzitutto vi divertite...

J. E’ così, altrimenti non saremmo neanche durati dieci anni in questo settore; se non ti diverti “non ce la fai”. Ti deve piacere questo settore. Mi ricordo di Tettanic perchè abbiamo stravolto tutto il Titanic; abbiamo trovato Leonardo Di Pecora che era l’esatto opposto di Leonardo Di Caprio, poi abbiamo trovato una barcaccia arenata nel fango, un manico di scopa e uno straccio da casa, che faceva la vela, abbiamo stravolto tutto...
M. Ci siamo voluti più che altro divertire...

Esiste un film della cinematografia “regolare” che vi piacerebbe rifare in chiave hard?

M. Il nostro filone ironico è diverso da quello soltanto hard. La differenza è che dobbiamo ancora capire se il pubblico riesce a capire e divertirsi con un film come Tettanic; se quindi lo noleggi per ridere o eccitarsi.
J. Io rifarei in chiave ironica tutti quei film che sono troppo pubblicizzati, proprio per sdrammatizzare, ad esempio i kolossal in chiave ironica: mi piace sdrammatizzare e fare l’esatto contrario di quello che qualcuno può aspettarsi. In chiave hard invece...
M. …Preferiamo idee originali.
J. La parodia mi piace, però scopiazzare in chiave hard un film, non ci interessa specificatamente.
M. La monaca di Monza, per esempio, era un film la cui trama si poteva capire benissimo già dal titolo. Non era un film ironico, ma un film vero e proprio...

Come produttori di porno siete anche proprietari di un sito Internet e di una tv via cavo. In che modo è cambiata la fruizione del porno con queste nuove tecnologie?

M. Le nuove tecnologie hanno contribuito all’assassinio del cinema hard, e degli altri mezzi di fruizione come il dvd.
J. Le sale cinematografiche sono tutte chiuse, sono cambiati i veicoli di comunicazione e quindi si è passati dalle sale cinematografiche al beta ed al digitale; anche la tecnologia è cambiata per girare un film, prima si girava in 35 mm, ora in formato video.
M. Quello che però è spaventoso è che prima il cinema andava benissimo, uscivi di casa, pagavi il biglietto, ti mettevi in poltrona. C’era anche un’immagine “importante” del cinema hard, poi è arrivata la videocassetta che ha ucciso completamente questo prestigio; poi addirittura sono arrivate le pay-tv.
J. Secondo me poi il cinema si farà presto su Internet.
M. Quindi non c’è da scandalizzarsi.

Già in un classico come Gola profonda c’erano una serie di battute ironiche, se non comiche...

M. Gola profonda era il primo film importante di Gerard Damiano; noi abbiamo lavorato con Damiano per quattro film. Secondo me una cosa da non tralasciare mai é portare sullo schermo la verità: che può essere quell’atto o quella situazione che stai vivendo.
J. Il “genere” tira moltissimo. Non hai neanche la possibilità di pensare a nuovi generi: quello patinato è stato sperimentato, stiamo provando con il genere ironico, che non ha avuto neanche scarsissimi risultati in rapporto alle vendite. E’ però chiaro che il boom, oggi come oggi, è proprio il genere amatoriale, “neorealista”; o anche film professionali ma tutti in presa diretta.

Parlando dei soggetti, l’ambito familiare è quello preferito: il marito e la moglie…

M. Certo funzionano benissimo le situazioni realistiche, come ne La segretaria tuttofare: è stato un film che l’anno scorso ha funzionato molto bene; o anche La postina.
Può succedere anche a me, può succedere anche a te, a chiunque. Sono idee vecchissime, come quella dell’idraulico, che però funzionano sempre.
J. Anche i personaggi di familiari come in Una zia molto disponibile che ha avuto un grande successo.

Perché è così di moda il parere di una pornostar? I divi del porno sono molto richiesti ed invitati nei talk show…

M. Sicuramente per l’audience: non certo per una risposta di “grande cultura”. Voglio essere cattivo, ma non è che ci siano delle grandi cime nel nostro mestiere che possano permettersi di fare opinione. I media invitano chi fa questo genere di cinema, soprattutto perché c’è qualcuno che porta due tette che si vedono più di quanto le faccia vedere la Marini; o che comunque ha una presa sul pubblico, cattura l’attenzione perché fa quel tipo di lavoro. Chiaramente c’è poi qualcuno di noi che sa parlare, ma gli autori televisivi sono molto distratti: a loro interessa più la figura, l’aspetto, la “scemetta” che magari fa vedere di più la coscia, la tetta.

Avete per caso in programma un film nell’ambito del giornalismo?E nel caso farete un casting?

J. Nell’ambito del giornalismo per il momento no, mi spiace! Forse mi piacerebbe farlo nell’ambito politico.
M. Faremo dei sopralluoghi in Sicilia per il prossimo film...
J. Farò La "moglie del siciliano"...
M. In cui ci sarà un contrasto tra una donna del Nord che in questa sua vita da prostituta, si sposa e va a vivere nel Sud, con chi? Naturalmente con un siciliano, ed ovviamente geloso. Gli opposti: sicuramente è una cosa che funzionerà.
J. Stiamo cercando un oggetto specifico, una cintura di castità...
Questo film uscirà fra due o tre mesi.

Nel film politico useresti attori-sosia dei politici reali?

J. Sarebbe carino, bisognerebbe però mettere un annuncio e chiedere se sono disponibili dei porno-sosia.

Una satira-denuncia, un po’ come Luttazzi.

M. Solo che Luttazzi ha dietro la Rai; noi non abbiamo alle spalle queste istituzioni e di conseguenza potremmo avere dei guai anche più seri.

 
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Anno2 Pubblicazione registrata al Tribunale della Stampa di Roma N° 303/2002 del 07/06/2002 - email
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