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Andare al cinema a vedere un film e riuscire ancora a sorprendersi – nel bene e nel male – è sempre più raro. Trovare un film che abbia la forza formale, la potenza del racconto, la prassi realizzativa di scardinare gli schemi estetici, i tabù narrativi, le tradizioni produttive è quasi impossibile in epoca di standardizzazione e globalizzazione anche delle idee. Il “nuovo” può nascere solo da menti fuori dal Centro, lontano dalle coste investite dalle onde mediatiche, da artisti che vivono una marginalità che può anche avere lo scatto ed ergersi dalla bizzarria al sublime.
Nazareno oltre un film è il trailer di se stesso, è un videoclip senza musica, è un grand guignol di suggestioni barocche, di tensioni esotiche, di putrescenza morale e di cinismo malolente, di santi perduti e di clero demoniaco, di sesso e sangue, di innocenza e Caduta. Attori non professionisti post-pasoliniani agitano una storia dura e visionaria in una Roma dal ventre molle e purolento, baldracca e materna, assassina e stratificata di potere millenario e millenaristico, di sette metafisiche e di droghe allucinogene, una Roma psichedelica e borrominiana, fatta di cupole sensuali come mammelle, oscene come glandi, assunte in cielo come mongolfiere, una Roma di picchiatori mistici e di cardinali terroristi: una Roma che sembra porsi come l’attualizzazione, oltre la diga epocale dell’11 settembre, di quella felliniana, anch’essa caleidoscopica, francisbaconiana, stordente, de La dolce vita, non a caso citata in una scena dischiarata dal regista Varo Venturi.
Nazareno è un picchiatore che riscuote i crediti degli strozzini di notte mentre di giorno è un portantino. Ma queste sono le reali professioni anche dell’attore non professionista che lo interpreta, come di gran parte del cast. Un effetto pasoliano soprattutto in sala, alla proiezione della prima del film; cast invece di grande bravura nel film. Il film è un grande calderone, una Enciclopedia, un opera totalizzante che Varo Venturi affronta con coraggio e incoscienza, con mitomania e delirio in un film che oltre Fellini e Pasolini sembra avvicinarsi ai territori alienati e straniati di Carmelo Bene ma anche dei b-movies tra thriller e fantascienza. Certamente la follia di Venturi ma anche la sua “ardimentosità” realizzativa sono sane, non malate come tanti film corretti, carini, perbene ma così prevedibili, retorici, visti già mille volte.
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