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Il cinema è un 'arte costosa. Ma i Manetti non sembrano essere di questo parere, infatti arriva nei cinema il loro, "Piano 17", un'opera completamente autofinanziata, e a bassissimo budget. Gli attori non hanno preso un compenso per la loro interpretazione, e anzi più di qualcuno ha investito i propri soldi per riuscire a girare in quattro e quattrotto il film, cosa non fattibile se ci fosse stata l'esigenza di accordarsi con una casa di produzione. In molti gridano al miracolo, alla rinascita del film di genere in Italia, con questo noir targato Manetti Bros, a me, molto semplicemente, sembra un bischerata tra amici, un'occasione per divertersi e giocare con le pistole (finte). C'è da dire che il film ha però già preso il premio del pubblico al "Courmayeur Noir in Festival 2005", e che lascia un sapore di divertimento e leggerezza in bocca. E' vero i personaggi, da Giampaolo Morelli (Mancini) il belloccio ex protagonista di "Distretto di Polizia 6", a Enrico Silvestrin (Pittana), sembrano giocare al buono e cattivo, così come hanno visto nei loro cartoon preferiti quando erano bambini. Quindi non tanto tempo fa. Soprattutto l'ex vj di Mtv, che in "Piano 17", ha il ruolo del più balordo, vigliacco e traditore, conserva per tutti i centocinque minuti della durata del film un volto con tanto di sopracciglio inarcato e voce profonda da duro.
Credo in tutta onestà che sia stata una forzatura, ma certo in alcuni momenti è decisamente ridicolo. La storia si svolge in un palazzone di una banca, dove Mancini, un ragazzo che rapina banche, deve piazzare una bomba per distruggere alcuni documenti. Beffato dal destino, rimarrà bloccato in ascensore insieme ad una segretaria tutte curve e volgarità, Violetta (Elisabetta Rocchetti) e ad un impiegato di banca, Meroni, un ragazzo fessacchiotto, ingenuo e buono come il pane. La situazione precipiterà e presto Mancini si ritroverà costretto a salvare la vita a tutti e a scoprire che il suo complice Pittana lo ha tradito e che voleva farlo fuori.
Dai fratelli Manetti ci si può aspettare un film del genere, tutto sommato. E loro son ben contenti del fatto che chi ha deciso di lavorare a "Piano 17" lo abbia fatto solo per amicizia e stima nei loro confronti. Uno su tutti è Massimo Ghini, che nel film veste i panni del fratello maggiore di Mancini (Morelli), Matteo, una sorta di gangster padrino molto credibile e molto affascinante. Insomma con "Piano 17", siamo di fronte ad uno strano caso di pellicola non autoriale, non commerciale, non costosissima, (tutto è costato 70.000 euro) che si lascia guardare, che fa ridere ogni tanto e che da chiara la dimensione di come un gruppo di amici abbia voluto osare e fare un film senza regole e compromessi. Nè con i produttori nè con il pubblico. Certo l'idea che ho di cinema io è ben diversa.
E soprattutto, concordo con chi dice che il cinema non è improvvisazione, non è cazzeggio, è arte, un' arte costosa.
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